Le penali per il gioco d’azzardo delle slot machine

In realtà…. non se ne può più della tanto famosa “sanatoria new slot”: è veramente una questione che si trascina da un bel po’, con alti e bassi, con notizie che si inseguono e decisioni che si attendono… e che arrivano: la Corte dei Conti, terza sezione, ha stabilito che anche il concessionario di rete GMatica, dovrà pagare il 30% della sanzione relativa alle maxi penali e non altre cifre inferiori proposte. In effetti la Corte ha respinto la richiesta di definizione agevolata proposta appunto da Gmatica che aveva chiesto un versamento di una somma pari al 10% del danno quantificato dalla Corte con la sentenza dello scorso 2012, sottolineando che tale richiesta non doveva intendersi come ammissione di colpa né come rinuncia alle precedenti difese presentate, che rimanevano quindi valide.

La soluzione di questa “patata bollante” spetterà ora all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: dovrà decidere se i 13,4 milioni di euro di deposito cauzionale di Gmatica, sequestrati dopo la richiesta della Procura della Corte dei Conti a Gmatica, saranno da considerarsi o meno come anticipo per il pagamento dei 45 milioni fissati come definizione agevolata ed a chiusura del contenzioso. Sembra essere stato confermato dalla Corte dei Conti il sequestro dei depositi cauzionali per Bplus, Gmatica e Codere per il mancato collegamento delle slot tra il 2004 ed il 2007 e rimangono, quindi, bloccati i mandati di pagamento relativi agli stessi concessionari: per Hbg, invece, potrebbero intervenire altre decisioni. Che la “storia” infinita… sia alla fine?

Le slot machine nei vari servizi pubblici italiani

Tutti i bar in cui sono installate new slot sono attività economiche “non esenti Iva” in cui l’annesso servizio del gioco è “conteggiato” come movimento accessorio della somministrazione e, quindi, tutta l’Iva derivante dall’acquisto di beni e servizi (dal caffè alla ristrutturazione del locale) viene totalmente scaricata. La Cassazione ci insegna, invece, che se esiste una creazione di cespite che deriva da una ulteriore attività sistematicamente esercitata, questa cessa di essere “accessoria”, per diventare “strumentale” e quindi influise, senza dubbio, sul regime Iva (nel caso delle new slot la loro esenzione Iva imporrebbe quindi l’attivazione del “pro-rata” con conseguente diminuzione dell’ammontare Iva detraibile). Nel caso in cui un bar dovesse guadagnare molto di più -e sistematicamente- dal gioco (e quindi dalle new slot) rispetto alla somministrazione di bevande, l’ulteriore conseguenza diventerebbe poi oltremodo evidente.

Si lascino poi da parte le varie alchimie tributarie e contabili che deriveranno da tale “insegnamento” della Cassazione, il principio principale è quello di tutelare la diversificazione merceologica tra le differenti tipologie di locali che sono eventualmente abilitati ad inserire al loro interno apparecchiature da divertimento da gioco lecito, rispettando le aspettative di guadagno di chi investe in quell’azienda. I bar, in generale, sono eternamente alla ricerca di un nuovo investitore che offra di più: quindi, se in un bar vengono inserite otto new slot senza dubbio “rasenta” la categoria di sala da gioco piuttosto che di un’attività di somministrazione di bevande e quindi costituisce una “devianza” che sino ad oggi è stata troppo sottovalutata.